Il film tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu dal titolo
ZUSTISSIA
111 min | Drammatico | Italia
Vignola Polignano
Biglietto intero € 7,50, ridotto €6,00
Biglietto intero € 7,50, ridotto €6,00
Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.
Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.
La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.
Regia
Francesco Piras
Attori
Michele Riondino Fabrizio Ferracane Paola Giannini Jacopo Cullin. «continua Valentino Mannias Alessandro Gazale Philippine Leroy-Beaulieu Francesco Colella Geppi Cucciari Alessandro Fioroni Andrea Mameli
Genere
Drammatico
Durata
111 min.
Nazione
Italia
Tipo
Film
Classificazione
Per Tutti
Trama
Sardegna,1991. Il 27enne Beniamino Zuncheddu viene arrestato con l'accusa di aver sparato a quattro persone, uccidendone tre. La quarta vittima, unica sopravvissuta, identifica Zuncheddu da una serie di fotografie, e il giovane uomo viene condannato all'ergastolo, pur essendosi dichiarato innocente e avendo fornito un alibi confutato da più testimoni. Inizia così un'odissea carceraria durata 33 anni, forse "il più lungo errore giudiziario italiano". Dal 2016 l'avvocato penalista Mauro Trogu lavorerà per dimostrare l'innocenza di Zuncheddu passando attraverso infinite lungaggini burocratiche, e a poco a poco capirà che la vicenda del suo assistito si colloca all'interno di un quadro più grande di corruzione e vendetta. Al centro della vicenda ci sono le testimonianze, quelle non credute e quelle false orchestrate da chi si trova ben più in alto di un pastore, perché "le pecore bisogna tenerle d'occhio".
Zustìssia, tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu "Io sono innocente", segna il debutto alla regia di Francesco Piras, già ottimo direttore della fotografia di Salvatore Mereu, e fa leva sulla solidità del soggetto e della sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, che trasformano in narrazione cinematografica una vicenda complicatissima, uno stillicidio costellato di depistaggi e battute d'arresto.
Note
Piras si prende il suo tempo nel dipanarla visivamente, perché il tempo è il grande protagonista di questa storia(ccia) italiana: quello di Zuncheddu che sembra non contare nulla, e quello strategicamente dilatato di una giustizia che si rifiuta di ammettere i propri errori.
Il regista e gli sceneggiatori esplorano il tema della fiducia che gli italiani possono (o meno) avere nella giustizia, e la consapevolezza che quella giustizia può essere fatta più attraverso la buona volontà e dei singoli che attraverso le istituzioni a lei preposte. Al contrario di Portobello, il film mette dunque al centro le persone che possono scegliere di rendere la giustizia possibile: in questo senso il casting, nel ruolo della procuratrice generale di Cagliari Francesca Nanni, di Philippine Leroy-Beaulieu, il cui padre era marito della figlia di Enzo Tortora, Silvia, appare particolarmente ispirato.
Michele Riondino fa di Mauro Trogu un uomo animato da un profondo senso di equità e compassione, disposto ad andare oltre il proprio incarico professionale, mentre Fabrizio Ferracane dà a Beniamino Zuncheddu una mitezza che non è mai totale rassegnazione: solo contro i poteri forti, non rinuncia a dichiararsi innocente anche di fronte alla possibilità di godere di qualche privilegio carcerario a fronte di un'ammissione di colpevolezza. Completano il cast Geppy Cucciari nel ruolo di una giornalista di Radio Radicale e Francesco Colella in quello di un PM che ha... mangiato la foglia.
Zustìssia è narrato con essenzialità e rigore, le due armi che hanno reso possibile il riscatto di Zuncheddu. Il suo respiro è soffocato finché non può finalmente aprirsi, e Piras alterna visivamente gli spazi di vita del suo protagonista, dai pascoli aperti alla cella della prigione, dal bar dove grazie a Trogu riesce a trovare un impiego e a tornare in contatto con la gente alle aule di tribunale che lo ricacciano continuamente in carcere.