Un'opera empatica e un richiamo commovente e poetico alla Palestina di oggi
TO A LAND UNKNOW
105 min | Drammatico | Grecia, Danimarca
Vignola Polignano
Biglietto intero € 7,50, ridotto €6,00
Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.
Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.
La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.
Regia
Mahdi Fleifel
Attori
Angeliki Papoulia Mahmoud Bakri Mouataz Alshaltouh Manal Awad. «continua Monzer Reyahnah Mohammad Ghassan Aram Sabbah Mohammad Alsurafa
Genere
Drammatico
Durata
105 min.
Nazione
Grecia, Danimarca
Tipo
Film
Classificazione
Per Tutti
Trama
Due cugini palestinesi, Chatila e Reda, sono bloccati ad Atene dopo essere fuggiti da un campo profughi in Libano. Sognano di raggiungere la Germania, ma la strada è piena di ostacoli: tra lavori precari, piccoli furti e la costante ricerca di denaro per acquistare documenti falsi, la loro quotidianità è segnata dalla lotta per la sopravvivenza e dal desiderio di una vita migliore.
Due uomini da marciapiede, Chatila e Reda sono due cugini fuggiti dall'inferno del Libano, finiti nel limbo della Grecia senza documenti e con il sogno del paradiso in Germania, irraggiungibile.
Vivono alla giornata, di espedienti, di piccoli furti, di incontri amorosi e filiali che possono diventare, con la stessa facilità, criminali. Chatila ha una moglie e un figlio in un campo profughi libanese con cui parla tutti i giorni ed è la mente, la forza e il punto fermo del duo. Farà di tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. Reda invece fa più fatica anche perché combatte una dipendenza dagli stupefacenti. Per ottenerli arriva a prostituirsi, una soluzione che richiama proprio il film Un uomo da marciapiede, espressamente omaggiato in una sequenza molto commovente che arriva dopo che si sono anche ribaltati i ruoli di 'forza' della coppia dei protagonisti con il 'forte' (per semplificare) che diventa 'debole' e viceversa.
Note
Perché, come capita spesso in questo tipo di film (c'è un richiamo al cinema anni '70, per esempio a Quel pomeriggio di un giorno da cani) è l'amicizia tra i due personaggi a cementare il rapporto con lo spettatore. Insomma, anche se si tratta di due delinquenti che vivono ai margini della società, in un'Atene rappresentata come una landa desolata se non fosse per l'Acropoli, l'empatia con loro è totale anche grazie al fatto che il regista, qui al suo primo lungometraggio di finzione dopo vari lavori documentari, ama i suoi personaggi.
Dunque tutto si regge sulle due prove attoriali (menzione speciale per Mahmood Bakri e Aram Sabbah) perché poi, la fin troppo arzigogolata invenzione di una tragica truffa usando le persone migranti, è solo il pretesto per mostrare una guerra tra poveri dove tutti sono accomunati dalla ricerca di un passaggio verso l'Europa che non sia appunto quella terra di mezzo ateniese. Una rappresentazione di un territorio che sarebbe la culla dell'Occidente - con l'intonata fotografia di Thodoris Mihopoulos - che richiama quello del Kuwait perché il regista palestinese, che risiede in Danimarca, non ha nascosto di essersi ispirato alla storia, ambientata negli anni '60, del libro "Uomini sotto il sole" dello scrittore palestinese Ghassan Kanafani con i rifugiati che andavano a lavorare nel paese del petrolio attraversando il deserto.
È proprio in questa derivazione che risiede uno dei punti più interessanti del film che richiama una terra e un popolo - il tatuaggio della Palestina sul braccio di Reda - con i suoi usi e costumi (c'è la preparazione di un piatto palestinese e la sua degustazione) ma anche con una poesia di Mahmoud Darwish, messa in bocca provocatoriamente allo spacciatore Abu Love (Mouataz Alshaltouh), che, in "Elogio dell'ombra alta", racconta l'orrore di Sabra e Chatila. Proprio come il nome del protagonista. Tutto torna.