premiato al Roma Film Festival
GOOD BOY
110 min | Drammatico | Polonia
Vignola Polignano
Biglietto € 7,50, ridotto €6,00
Gli orari indicati corrispondono all'inizio di pubblicità e trailer.
Lo spettacolo inizia 5 minuti dopo.
La programmazione potrebbe subire variazioni senza preavviso.
Regia
Jan Komasa
Attori
Stephen Graham Andrea Riseborough Anson Boon Callum Booth-Ford. «continua Austin Haynes Kit Rakusen Savannah Steyn Monika Frajczyk
Genere
Drammatico
Durata
110 min.
Nazione
Polonia
Tipo
Film
Classificazione
Per Tutti
Trama
Tommy, diciannovenne sregolato di Londra, passa con gli amici una notte folle, tra droghe, locali, sesso e violenza estemporanea. Tornando a casa esausto e soddisfatto, viene inspiegabilmente sequestrato. L'autore dell'azione è un uomo apparentemente mite, un padre di famiglia che vive in campagna con la moglie e il figlio adolescente e da poco ha assunto un'immigrata irregolare come donna di servizio. La sua intenzione, condivisa dal resto della famiglia, è quella di incatenare Tommy nello scantinato e costringerlo a diventare un "bravo ragazzo". Inizialmente sconvolto, poco alla volta Tommy dovrà scegliere tra la fuga e la redenzione.
Note
Tra Kubrick, Haneke e Lanthimos, il polacco Komasa gira una coproduzione internazionale che riflette in toni chiaramente metaforici sul confine labile tra libertà e coercizione, comunità e isolamento.
Il destino della "vittima colpevole" Tommy - figura riconducibile ad Alex di Arancia meccanica, ugualmente dedita al piacere e alla violenza - è quello di subire un lavaggio del cervello con nuova cura Ludovica. Incatenato in uno scantinato, Tommy osserva le sue gesta violente e gratuite orgogliosamente caricate in rete e alla lunga reagisce con un disgusto che non è visivo - come invece succedeva al personaggio creato da Anthony Burgess e Kubrick - ma morale. Tommy arriva a comprendere l'immoralità delle sue azioni, o quantomeno a coglierne le conseguenze, perché si riconosce in un'analoga condizione di coercizione e impotenza. L'interesse di Komasa e degli sceneggiatori Bartek Bartosik e Naqqash Khalid non è dunque per l'esplorazione del piacere della visione (cosa che fa di Arancia meccanica un film perennemente attuale), ma per la distanza che separa il gesto violento dal suo rifiuto; e prima ancora per la differenza tra libertà e interesse.